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| “Uno
sguardo su Roberta Stucchi” |
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| “Espressione
artistica collaterale alla scrittura” |
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Un
capitolo , da Maschi,
dove siete finiti?
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Inizio a parlare di Maschi, dove siete finiti? con
la premessa del racconto, perché, altrimenti,
non si capisce lo stato d’animo col quale lo
scrissi:
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- Mancavano tre giorni a un intervento chirurgico
che, per il terrore dell’anestesia, rimandavo
da anni. Un intervento per un problema non grave,
ma ormai indispensabile, non di chirurgia estetica,
che però richiedeva un’anestesia generale
di circa un’ora, e relativa intubazione. Fumando
io sempre (non sono ancora riuscita a smettere) l’intubazione
non è proprio un regalo. Lo si sa.
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Avevo quindi il terrore dell’anestesia anche perché,
essendo un soggetto molto sensibile a ogni forma d’energia,
inoltre con alcuni precedenti allergici a certi farmaci,
non sapevo come avrei potuto reagire a una bella botta
chimica. Allora chiesi che mi facessero i test allergici
per i farmaci che avrebbero usato.
Ciò comportò tre giorni di day hospital,
subito prima dell’intervento.
C’era un bel sole, in quei giorni d’inizio
maggio, e il fatto di sentirmi richiusa in clinica di
sabato e domenica, mi dava leggermente sui nervi.
Infondo, però, anche il mio medico aveva rinunciato
al suo bel fine settimana pieno di sole. Per me.
Dunque non avevo nessun diritto di brontolare.
Circa ogni quarto d’ora il mio Prof., che è
dotato di un buon fair play e che, grazie a dio, mi
è anche simpatico, entrava nella mia stanza per
infilarmi un dannato ago nel braccio ed iniettarmi sottopelle
le sostanze chimiche da testare.
Per passare il tempo nell’attesa delle frequenti
iniezioni, mi ero portata in clinica un libro e il computer.
Stavo finendo di leggere Bella, ricca e stronza, del
dr. Giacobbe, edito da Mondatori, che, divertendomi
abbastanza, mi aveva causato una serie di riflessioni
sui ruoli maschili e femminili nel mondo odierno.
Nonostante le frequenti torture alla braccia, finito
il libro, iniziai a prendere le prime note di un racconto
che intitolai: Maschi, dove siete finiti?
Spesso, quando il Prof. arrivava munito di un’odiosa
siringa piena di sostanze che bruciavano sotto la pelle,
mi chiedeva scusa per disturbarmi mentre scrivevo. E
una volta, mentre cercava un punto ancora indenne del
mio braccio ormai tutto indolenzito, vide la copertina
del libro del dottor Giacobbe. Lesse incuriosito il
titolo, e gli commentai la storia.
Ridemmo facendo poi assieme, sempre tra una puntura
e l’altra, i nostri commenti.
Subito dopo gli raccontai quel che stavo iniziando a
scrivere.
Premetto che il Prof., che già venticinque anni
fa’ era il medico di mio padre, mi ha poi sempre
seguito in ogni mio guaio. Dunque ci conosciamo abbastanza
bene. E nonostante un rapporto corretto da entrambe
le parti, credo che abbiamo una simpatica confidenza
reciproca, direi quasi amichevole.
È un uomo molto gradevole ed era anche, ai tempi
di mio padre, un gran bel figliolo. Non che oggi sia
brutto. No.
Ma da ragazzo si faceva proprio notare.
Inoltre, pur essendo un medico serio e sempre al suo
posto, è una bella presenza maschile. Simpatica.
Il mio scritto cresceva rapidamente perché, oltre
ad aspettare le sue frequenti torture, in clinica non
avevo altro da fare.
Verso la fine dei tre giorni di day hospital, vedendolo
entrare ancora una volta con la malefica siringa protesa,
smettendo di scrivere gli dissi:
“Oh cazzo, San Cirillo, sei già qui con
quell’infido ago?”
Chi non si ricorda le Osterie, quelle cantilene un po’
sconce che, da bambini, ci raccontavamo a scuola sbellicandoci
dalle risate?
San Cirillo è quello che, col cazzo a spillo,
deragliava i rapidi! Rise subito, da bravo simpatico.
Dato che quella volta il liquido iniettato mi bruciò
in modo particolare, dopo aver forse tirato un sonoro
accidente gli dissi che, nella mia vita, avevo avuto
penetrazioni più piacevoli. E che quindi lui
deteneva un record tutto speciale: quello del mio penetrator
scortese.
Ridemmo.
Fu così che, tra una risata e l’altra,
molte punture, qualche imprecazione e parecchie pagine
di questo scritto già al mio attivo, arrivai
con molta meno paura all’intervento chirurgico.
Essendo il Prof. il mio medico generale, su mia richiesta
assisteva all’operazione.
L’anestesista, che rassicurandomi sempre non mi
ha mai fatto soffrire nemmeno nel post-operatorio, e
che dunque ringrazio ancora, mi iniettò il pre-anest
ed io, starnazzando pare molto, me ne andai subito a
sognare in altri mondi.
Sembra però che, prima dell’intubazione,
ne abbia dette di tutti i colori. Soprattutto al Prof.
....Il siero della verità... aiuto!
E va bene, non so proprio cosa io abbia farneticato,
anche se forse lo immagino.
Ma potrebbe raccontarmi, il Prof., senza censura, quel
che blateravo libera da freni inibitori?
Potrebbe fare parte dell’etica, anche se si limita
a raccontarlo al diretto interessato, senza quindi violare
il segreto professionale?
Potrebbe imbarazzare invece lui?
Non lo so.
Ma se appena fosse possibile, farebbe un regalo a una
scrittrice che, come me, scruta sempre le anime, soprattutto
la sua, e non si formalizza per niente.
Né tanto meno conosce troppa vergogna.
Alla fine... potrei farne un nuovo romanzo.
Anche perché il risveglio dall’anestesia,
del quale prima avevo una dannata paura, fu una delle
esperienze più esoteriche della mia vita che,
senz’ombra di dubbio, entrerà in un mio
prossimo scritto. Ma il cerchio va sempre chiuso ed
io, di quello strano percorso, conosco soltanto il punto
finale: quello del risveglio.
Tornata a casa, la redazione di queste pagine mi
aiutò a superare, spesso con allegria, la noiosa
convalescenza.
Adesso, a circa un mese dai test allergici, sto ormai
bene, e ho appena finito di scrivere la prima stesura
di questo racconto.
Mi sono divertita durante la scrittura.
Inoltre mi ha aiutato a non pensare ad altro.
E la convalescenza è volata via come un soffio
di vento.
Quindi mi auguro di non annoiare adesso voi, miei
cari coevi.
Miei cari uomini e donne di questo pianeta.-
Alla fine mi resi conto che ne uscì un racconto
umoristico, forse leggermente amorale per l’etica
comune, ma basandomi io sempre sulle filosofie orientali,
nonostante tanto sesso, erotismo, lussuria, umorismo
e chi più ne ha più ne metta, contiene
una profonda lealtà strettamente morale.
Detto ciò, Maschi dove siete finiti? inzia
così:
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- L’uomo e la donna.
Non sono una psicologa.
Tanto meno una psichiatra.
Né un dottore.
Bisognerebbe dire dottoressa, ma suona male.
Sono soltanto una donna, qualunque.
E, da donna, ho constatato che ormai, bombardati come
siamo da pubblicità a sfondo sessuale, da immagini
che sbucano da ogni dove pretendendo di essere erotiche
quando invece sono soltanto troppo esplicite e sterili,
da romanzi, saggi, conferenze e dibattiti sul sesso,
e chi più ne ha più ne metta, mi sorprendo
spesso a chiedermi dove è finito, ai giorni
nostri, l’erotismo.
Esiste ancora l’antico, splendido Eros?
O per dirla in altre parole, in questi tempi in cui
tutto corre rapido verso un consumismo ormai frenetico,
che ahimé sta diventando anche consumismo sessuale,
il dolce abbandono al desidero, il tormento dei sensi,
sono qualcosa di antico quanto un treno a vapore?
Ieri sera stavo rileggendo alcune pagine precise
di un libro di uno psicologo, il dr. Giacobbe, che,
spiegando con un certo umorismo alle donne come conquistarsi
un uomo importante per diventare “Belle, ricche
e stronze”, trovavo immoralmente divertenti
e spesso umoristiche.
Ciò non toglie che, dopo qualche riflessione,
mi sono chiesta:
“Maschi, e voi dove siete andati a finire?”
Sì, perché, se noi donne dobbiamo darci
da fare per conquistare gli uomini, vorremmo perdere
il nostro tempo sperando almeno in un po’ di
gratificazione.
Sa, dottor Giacobbe, per fortuna non tutte le donne
pensano soltanto a cacciare ricconi dei quali se ne
fregano.
Alcune i solidi li hanno già, altre rincorrono
valori diversi, altre ancora vogliono godersi in santa
pace un po’ di buon sesso.
Il mondo è bello perché è vario.
Non le pare?
Quindi io vorrei parlare anche all’altra fascia
di donne, quelle che le pulsioni sessuali le hanno
ancora.
E che se le godono.
Portafogli maschili, o no.
E vorrei parlare anche agli uomini, sempre ammesso
che abbiano ancora delle sane pulsioni sessuali.
Detto ciò, trovo che il dr. Giacobbe parli
chiaro alle donne su come gli uomini le sognano, e
dice spesso cose assai giuste.
Ma ha fatto i conti con l’uomo?
Non intendo con se stesso, ovvio.
Ma è certo che la donna da lui descritta, la
donna che sa essere Femmina per il piacere di esserlo,
non parlo della cacciatrice di capitali, sia sul serio
capita dall’uomo di oggi?
Io... bé, ho alcune riserve.
È inoltre sicuro che le sue pazienti gli raccontino
la verità sulla loro vita sessuale?
Egli afferma che l’uomo è, per sua natura,
un cacciatore che ha bisogno di continue novità.
Ed è sacrosanto.
Ma poi dice che la donna ha bisogno di affetto per
fare sesso.
Ne è sicuro?
Io credo, invece, che la donna abbia bisogno di un
po’ erotismo anche da parte dell’uomo
per fare un buon sesso.
Perché l’Eros è il motore del
desiderio.
E il sesso, senza desiderio, uffa!, ma chi gliela
fa fare quella ginnastica, alle donne?
L’affetto?
Io non credo.
I soldi?
Nemmeno, se si parla di sesso.
Quello è business.
Ma è un’altra cosa.
Mi dica, dottor Giacobbe: pensa per davvero che per
noi donne l’approccio sessuale sia molto diverso
da come lo sognate voi?
O la differenza tra uomini e donne che lei descrive
è un modo umoristico di esprimersi?
Io credo che anche per noi sia più bello arrivare
al dunque con un vivo desiderio che accende i sensi.
Un desiderio che fa scorrere rapido il sangue nelle
vene, procurandoci, oltre il batticuore, quel languore
nei lombi che risveglia tutti i centri del piacere.
Tutti!
E, perché no?, anche qualche illusione.
Bello e vitale è il desiderio.
Ed è diverso dall’affetto.
Ed è diverso dal business.
Mi creda, anche per le donne il sesso è così.
E l’uomo, se vuole da noi risposte appaganti,
dovrebbe sapere come accendere di desiderio una donna.
Altrimenti... ammesso che non si debba fare del business,
o dell’arrivismo sociale, oppure qualche strana
vendetta, bé, se il sangue non ci ribolle nelle
vene preferiamo andare in palestra, dove almeno non
si arrischiano contagi.
Né troppe rotture di scatole.
Sì, perché voi uomini sapete anche romperle
molto, le scatole!
Avete idea di come reagisce un uomo se scopre che
una donna ha fatto sesso con lui soltanto per il gusto
del sesso, e basta?
Oppure che si è concessa a lui senza essere
innamorata, perché di fatto si è concessa
del sesso, non a lui, e subito dopo, ciao, grazie,
è stato molto bello... e chi si è visto
si è visto?
Lasciatevelo dire da una donna, come reagite.
Per semplice vanagloria maschile, la maggioranza di
voi si intestardisce e inizia a rompere le scatole.
Chi in un modo, chi nell’altro, in questi casi
quasi tutti riuscite a rompere sempre le scatole.
E molto.
Perché?
Perché non riuscite a concepire che noi donne,
per aver fatto sesso con voi, non siamo cotte di voi.
Ed è un grossolano errore.
Ma voi non sapete vedere le cose in altro modo.
Vi deludo, uomini, parlando così?
Ma ascoltatemi: prima di credere di far innamorare
ogni donna che vorreste portarvi a letto, provate
a chiedervi se investite anche voi un po’ del
vostro tempo per rendervi desiderabili, oltre che
esibire in un modo o nell’altro il vostro potere.
Il potere e il denaro sono armi importanti, d’accordo,
ma non sono tutto.
Quantomeno, non per tutte le donne.
Vi siete mai chiesti, allora, come smuovere il sangue
di una donna?
...Desejo, desiderio. In brasiliano.
Bisognerebbe dire in portoghese, ma io penso al Brasile.
Desejo. Una parola che ha ispirato molte canzoni,
scritte e cantate anche da uomini. Illustri.
Veri uomini, com a sangue bem quente , che sanno come
far sognare una donna.
Siamo poi tanto diversi, uomini e donne del nostro
pianeta?
Voi ci sognate in un modo preciso?
Ebbene, anche noi vorremmo trovare in voi l’uomo
dei nostri sogni.
Mi creda, dottore, l’affetto, con la sessualità
femminile, come credo per l’uomo, non c’entra
poi molto.
È un’altra storia.
Magari più bella, non lo nego.
Ma viene dopo aver fatto un buon sesso.
Perché se si fa un buon sesso, si ha voglia
di ripetere.
E ripetendo, nel tempo si finisce ad avere affetto
per il compagno, poi ci si può innamorare,
ed infine si può pure arrivare ad amarlo.
L’affetto può nascere anche verso un
amico, un’amica, il cane o il gatto di casa,
o il canarino, che non saranno mai amanti.
Giusto?
E allora, tornando alle pulsioni sessuali femminili,
che sono la molla dell’attrazione verso qualcuno,
sa dottore, anche noi abbiamo delle belle, sane, forti
pulsioni puramente sessuali che, come già detto,
con l’affetto non hanno molto a che fare.
Se volessi addentrarmi nel tema, dovrei parlare di
mode e costumi. Di condizionamenti sociali e culturali.
Non di sano istinto vitale.
Ma non essendo il mio campo, mi astengo più
che volentieri e lascio a voi del mestiere questo
compito.
Io, nel mio piccolo, non pretendo di avere ricette
miracolose che risolvono i problemi del mondo.
Tanto meno prodigiosi consigli da dare.
Io non sono nessuno.
Ma essendo una donna, mi limito a parlare alle donne,
da amica.
E soprattutto agli uomini, perché amo gli uomini.
Allora, strizzando da complice l’occhio alle
donne, chiedo agli uomini: ma dove siete finiti, gentili
signori?
Perché mi sembra che, al giorno d’oggi,
avete una gran paura delle donne, delle donne che
sono donne.
Non parlo delle modelline giovani e insipide, da esibire
come monili nel clan degli amici per sentirvi i migliori.
Né tanto meno delle prostitute.
Di quelle, si sa, non avete paura.
Parlo di donne che amano il sesso, e che conoscono
bene l’arte della seduzione sottile.
Ormai la maggioranza di voi, con le donne, si defila
dal suo ruolo di maschio.
Eh sì, se ne vedono, e tanti, fuggire prima
del dunque a gambe levate!
E più la donna sembra fare bene il suo ruolo
di donna, più ha sane pulsioni sessuali, più
voi fuggite.
Che sia colpa dell’alimentazione, dell’inquinamento
ambientale, del tecnicismo e via di seguito, se ormai
il testosterone non sa più reclamare a gran
voce i suoi santi diritti?
O se non riesce più a far cantare di gioia
gli estrogeni?
Perché vedete, uomini, mi sembra un po’
infantile incolpare sempre le donne, sempre la mamma,
poveraccia anche lei, se qualcosa in voi è
cambiato.
Facciamo un respiro profondo, rilassiamoci, poi riflettiamo
a cuor leggero e a mente sgombra.
Non sarebbe più semplice se ognuno diventasse
consapevole e responsabile di se stesso e del suo
ruolo nel mondo?
Intendo anche del suo ruolo sessuale.
Perché il sesso è la molla della danza
del mondo.
Avete mai considerato, uomini, la sensualità
che avete nel tango argentino?
O nel flamenco spagnolo?
O come cantano e suonano e si muovono i brasiliani?
Bé, questo piace alle donne.
Perché è profumo di maschio.
E con l’affetto non c’entra un bel niente.
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