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| “Uno
sguardo su Roberta Stucchi” |
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| “Espressione
artistica collaterale alla scrittura” |
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Riferimenti
al Dharma, al Tantra Yoga,
al Buddhismo Tibetano da Maree del Tempo
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In uno di quei tramonti Mateo, dopo
lo yoga, inizia Francesca ad alcuni passi del canto
di Mahamudra. E mentre le spiega fino a notte inoltrata
i concetti basilari del Dharma, sembra loro che Reting
sieda al suolo vicino al suo allievo accelerando in
Francesca la sua apertura al tantra yoga, e al buddismo
tibetano.
Conseguentemente, anche Francesca
impara a far risalire la sua energia sessuale fino
al cervello ed unendola a quella di Mateo in un’unica,
forte energia, la lasciano fluire liberamente fin
quando, persi nella gioia, si sentono spaziare nell’infinito:
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«Questo è tantra yoga, amore! Un giorno
mi piacerebbe vivere con te quel mio sogno.»
«Quale sogno, tesoro?»
«Fare il rituale tantra, deve essere meraviglioso.
E tu sei l’unica donna che saprebbe raggiungere con
me la coscienza cosmica.»
«Non ti seguo, Mateo.»
«Noi, amore, siamo così simili che la mia
energia maschile, unendosi alla tua, al suo doppio femminile,
riuscirebbe ad aprire la porta delle stelle per conoscere
l’infinito.»
«Spiegamelo in pratica.»
«Se anche tu mi riconosci come il tuo doppio maschile,
opposto seppur complementare, le nostre energie, unite,
riuscirebbero ad entrare nella verità innata
dalla quale ogni cosa discende: questo è, per
sommi capi, il concetto. Di fatto è più
complicato, ma provo a sintetizzarlo…»
«Parli di anime gemelle, dell’altra parte di sé
stessi?»
«Qualcosa di simile, ma va oltre. Ad ogni modo,
quando l’energia maschile e quella femminile, vibrando
alla stessa frequenza, si integrano consapevolmente
fino a diventare un’unica energia composta di più
e di meno, quella forte energia, se è ben guidata,
risale nelle colonne vertebrali, attraversa in un istante
i canali energetici centrali dei compagni, poi si schiude
nei loro cervelli dove si apre come un fiore dai mille
petali. Infine, distaccandosi dai corpi fisici, apre
un vortice energetico più alto, situato nei corpi
astrali. Quel vortice, chiamato porta delle stelle,
è come un passaggio che, sapendolo attraversare,
permette ai due amanti di fluttuare indifferenziati
nello spazio, scoprendo la coscienza cosmica.»
«Deve essere meraviglioso! Ma… tu, amore, sai
come raggiungere quell’estasi?»
«Credo di sì: me lo ha spiegato più
volte Reting. Ha poi benedetto
due abiti rituali che dovrò usare quando avrò
trovato il mio vero doppio,
colei che visualizzo come l’eterno principio femminile.
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«Non chiudere gli occhi,
amore. D’ora in poi devi parlarmi con gli occhi. I tuoi
occhi nei miei, sono pura energia. Accoglila, sentila.
Lascia che la mia energia vibri in te, in ogni tua cellula
viva.»
Da quel momento tutto quel che Mateo desidera dire a Francesca
lo esprime con gli occhi.
Lei, sempre con gli occhi, gli parla d’amore.
… Quanto tempo?…
Per quanto tempo un uomo può restare in una donna,
senza muoversi? |
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Quei ricordi
erano come una ferita che, con il fallimento del suo
matrimonio e la mancanza dei suoi figli, sembrava non
rimarginarsi più. In una profonda crisi esistenziale,
arrivò in Nepal con Olimpo, da Reting, il suo
Maestro. Chiese rifugio nel Buddha della Compassione
ed entrò col suo gatto in quel Monastero arroccato
su un monte ai confini del Tibet.
… In quel mistico luogo Mateo riceve gli insegnamenti
profondi di Adi-Buddha e le più segrete iniziazioni
all’antica disciplina di Mahamudra. Vive un anno di
vita monastica molto umana, ma di una semplicità
spinta agli estremi. E mentre ritorna a pacificare la
mente ed il cuore, ritrova l’immensità dello
spazio indifferenziato e del vuoto privo di forma dove
ogni concetto di ego si dissolve nel nulla. Diventando
responsabile delle sue emozioni, ridimensiona l’ansia
di sé ed impara a riconoscere anche nei suoi
compagni di studio la luce brillante dell’Amore che
esiste in ogni cosa, in ogni pensiero, in ogni atto
creativo ed in ogni semplice gesto della vita. |
Purificandosi
lentamente dal passato, gli sembra di rinascere.
Con dei monaci compagni va ogni tanto al tramonto fino
alla città Tempio di Bodhnath, nella Valle di
Katmandu. In quel luogo, tra i suoni dei corni, dei
tamburi, dei cembali e le ipnotiche cantilene dei mantra,
compie il giro rituale dell’immenso monumento buddhista
facendo ruotare i mulini dell’Om. Poi, seduto al suolo
sotto mille sventolanti e colorate bandiere, assiste
con i compagni alle lezioni sulla verità innata,
impartite dall’alto Lama del luogo. Ed ogni volta gli
occhi di Adi-Buddha, dipinti sulla torre dorata di quell’immenso
Stupa, diffondendo il loro sguardo nelle quattro direzioni
cardinali, offrono a Mateo una pace serena. Una pace
completa che, sorgendo da un silenzio interiore, gli
fa scoprire che la verità è così
semplice che può essere contenuta in un minuscolo
punto assolutamente normale, divertente ed un po’ magico.
Capisce allora che la vita va vissuta qui ed ora poiché
tutto il resto è soltanto frastuono del mondo. |
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L’Oracolo
vuole che avvisi Mateo che è giunto il tempo
di ritornare alla sua terra natia.
Ma prima di lasciare l’Himalaya, dovrà fare un
pellegrinaggio al Kailash, la Montagna Sacra del Tibet,
percorrendone il perimetro non in senso orario, come
i monaci buddisti, ma in senso antiorario come gli sciamani
tantrici. Spingendosi poi fino al Monastero di Gyengtak,
nel percorso interno, aiutato dal forte magnetismo del
Sacro Luogo, Mateo imboccherà la Via Diretta,
il duro sentiero degli iniziati.
Soltanto allora sarà pronto ad accogliere la
protezione del suo Spirito Tutelare, che però
si manifesterà soltanto quando Mateo avrà
raggiunto una completa pacificazione della mente e del
cuore. Da quel momento la sua liberazione sarà
a portata di mano. E la sua percezione della vita sarà
trasformata dal raggiungimento della visione totale
dell’uomo quale spirito che ritorna ciclicamente sul
pianeta alla ricerca della libertà. Allora scoprirà
che, già illuminatosi più volte, egli
ritorna sulla Terra per aiutare gli altri nel loro cammino
evolutivo. Imparando poi a leggere i segni del divenire,
il sentiero di Mateo diventerà limpido, chiaro,
facile. |
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… Il rituale tantra l’ha aperta
a ricevere l’energia di Mateo e ora, oscillando
uniti in uno stato di profonda gioia, si amano
in un modo diverso, più dilatato. Più
spirituale. Fanno l’amore con la consapevolezza
di un’estasi profonda, di una gioia pura che li
trasporta lontano. Ma Mateo non si ferma. Mateo
sa come procedere. E riesce a raggiungere con
Francesca la porta delle stelle anche senza fare
l’amore… Gli occhi negli occhi, le mani che, senza
toccare il corpo dell’altro, sanno fare vibrare
il compagno.
Francesca scopre in quei tempi che riesce ad avere
orgasmi completi anche senza contatti fisici:
«Respira, amore. Respira al mio ritmo –
le dice Mateo – accordati a me come io so accordarmi
alla tua essenza. Apri i tuoi sensi alla mia energia,
accoglila in ogni tua cellula viva. Ascoltala
vibrare in te, mentre ti sfioro senza toccarti.
Entra nel vuoto di te stessa dove, assorbendo
la mia energia, ti senti fremere di piacere. Questo,
questo soltanto, è il segreto del tantra
yoga: è saper essere vuoti come la cavità
di un tempio quando è deserto, è
saper far risuonare nel proprio spazio vuoto le
vibrazioni più sottili, più alte,
più complete.
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Null’altro,
amore! Oltre questo punto, credimi, non esiste più
niente poiché ogni cosa, diventando più
densa, precipita nell’illusione dei sensi.» Assieme
vivono momenti di una felicità estatica, quasi
trasognata che li fa sentire in contatto con la natura.
Ogni cosa dell’universo è in loro, ed essi si
riconoscono in tutto ciò che esiste nell’universo.
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«È
che, vedi, Mateo, siamo soltanto uomini, e come tali,
siamo imperfetti; perciò continuiamo a soffrire.
La condizione umana è spesso piena di conflitti
a volte senza via d’uscita. Il problema è che
si vuole sempre troppo dalla nostra vita, senza riconoscere
la bellezza di quel che già ci appartiene.»
«Sono d’accordo. Ma forse si deve sbagliare e,
dopo aver pagato il prezzo dei propri errori, capire.
Poi crescere. Alla fine penso che, per superare l’inganno
del desiderio che esiste in ognuno di noi, dovremmo
imparare a trascendere molte illusioni. Almeno si soffrirebbe
e si farebbe soffrire un po’ meno chi ci ama.» |
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Prende
il quaderno degli appunti ed annota ciò che si
ricorda del sogno:
… Scrive che ode le percussioni di alcuni tamburi risuonare
in vallate che hanno il colore dell’oro. Poi sembrano
galleggiare sull’acqua di un lago turchese e riecheggiare
sulle vette d’alcune montagne innevate e piene di sole.
Mille bandiere scolorite dal tempo sventolano, ricoperte
di parole, in una fresca brezza montana disperdendo
nel vento i pensieri trascritti dei Mantra. Mentre ascolta
quei suoni, si sente catturare da strane forze che lo
portano lontano dagli occhi di una donna che ama.
Appena prima di doverla lasciare, disperato le sussurra:
«Non piangere amore, non avere paura. So che un
giorno ci rincontreremo. Anche fra mille persone, quel
giorno tu saprai riconoscermi. Ed io ti riconoscerò
perché, mentre terrò in mano qualcosa
di simile ad un cristallo, tu porterai un fiore tra
i capelli. Reciprocamente attratti, parleremo e rideremo
senza sapere che ci conosciamo già bene. Poi
quel fiore cadrà al suolo. Rosso, come il fuoco.
Allora ci abbracceremo e scopriremo che, essendoci tanto
amati in un altro momento del tempo, ci stavamo cercando.
Tesoro, non ho più tempo: adesso lo devi capire
altrimenti ci perderemo per sempre. Anche questo dolore
fa parte del nostro destino. È un destino non
scelto da noi, quanto da un’anima che ha bisogno di
noi. E soltanto attraverso quell’anima, la luce del
nostro amore, sorgendo un’altra volta dal buio, saprà
guidarci con umiltà, tolleranza e compassione
nelle molte illuminazioni che abbiamo scelto di vivere.
Ricordalo per sempre, mia amata sposa: non esiste l’addio…
c’è soltanto l’Amore.» |
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La
città tempio dello Stupa Bodhnath diventa
per Francesca una specie di pellegrinaggio quotidiano
che la rinvigorisce con rapidità. Una volta,
dopo aver camminato attorno all’immensa base quadrata
dello Stupa per poi risalire dalla cupola fino
alla torre dorata, fermandosi sotto mille bandiere
sventolanti dice a Mauro:
«Camminare su questo Stupa, Mauro, è
il viaggio più bello della mia vita. Sai
che cosa rappresenta uno Stupa, tesoro?»
«Raccontamelo, Francesca: mi fa piacere
ascoltarlo.»
«Lo Stupa simbolizza il percorso di un iniziato
verso la liberazione: il quadrato della base,
simbolo della Terra, si trasforma nell’elemento
Acqua, rappresentato dalla cupola rotonda. L’Acqua
si muta a sua volta nel Fuoco, raffigurato dalla
torre dorata. E gli occhi di Adi-Buddha, guardando
ovunque dall’inizio della torre sotto i tendaggi
verdi, che rappresentano l’Aria, diffondono gli
insegnamenti per raggiungere lo Spazio. L’ombrello
blu circolare posto in cima alla torre, dal quale
partono le bandiere votive che ritornano alla
base, rappresenta appunto lo Spazio, o Etere,
che unisce, avvicinando ed allontanando continuamente
come in un’eterna danza, i quattro elementi della
natura, trasformandoli di continuo. …Non ti sembra
un’allegoria meravigliosa?» |
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«È
fantastico scoprire, che se ci apriamo al simbolismo
dinamico di uno Stupa riusciamo facilmente a capire
che la vita di una persona consapevole è un movimento
continuo di trasmutazione degli elementi della natura,
all’interno degli stessi elementi. Se poi raggiungiamo
la consapevolezza dello Spazio unificato, le cinque
Khandro sono felici di mostrarci la loro danza cosmica.
È la via della gioia, tesoro!»
Francesca in piedi sulla cupola bianca appena sotto
la torre dorata, abbracciando suo marito dice:
«Non sapevo, Mauro… mi sorprendi per davvero,
amore!»
«La vita è dinamica, Francesca; è
un viaggio continuo nella mutazione e se non ci si irrigidisce…
le sorprese non mancano mai.»
Da quel giorno, ogni volta che Francesca si reca con
Mauro in quel magico posto, le quattro paia d’immensi
occhi di Adi-Buddha la ricaricano con le loro sottili
energie. Ed il far ruotare i mulini di preghiera dell’Om
sotto le sventolanti bandiere votive, si trasforma per
lei in una meditazione interiore che le dà una
pace serena. |
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Nel sogno,
qualcosa cede all’improvviso sotto di lei e si sente
scivolare nel vuoto. Poi nota un gran freddo invaderla
adagio. Quando sente i suoi polmoni esplodere nell’acqua,
sa che sta sprofondando nel buio.
Poi ode un ronzio al quale seguono delle strane visioni.
Sta per entrare in una specie di sogno, quando vede
la sua vita vorticarle attorno con velocità.
Subito dopo si sente avvolgere da una nube scura che
sembra di fumo. Non le presta attenzione e prosegue
quello strano viaggio al buio finché si trova
circondata da molte scintille che, simili a lucciole,
si mutano in esplosioni di luce. Non si sofferma, e
prosegue il suo cammino finché scorge la fiamma
di una candela che splende nell’oscurità. Resta
un momento ad osservare quel fuoco, poi continua il
suo viaggio finché si trova sotto i raggi della
luna. Rapidamente, però, anche la luna si trasforma
in un sole che tinge ogni cosa con dei toni dorati.
Ma anche quel sole si spegne e tutto ritorna scuro come
quando, in pieno giorno, c’è un’eclissi solare.
In quel momento si addormenta. Quando si risveglia,
vede stupita che ogni cosa che la circonda sprigiona
una luce violetta,simile a quella dell’alba. Ed osservando
che anche le sue mani brillano nella stessa, splendida
luce, dissolve sé stessa nel chiaro e rasserenante
bagliore dell’aurora.
Dopo quel sogno Francesca si risveglia. È sabato
mattina.
Gli uccelli dell’aurora cantano per salutare il nuovo
giorno che nasce, il giorno che precede la Pasqua. Riflettendo
sul contenuto del sogno, capisce di aver vissuto una
morte. Ma invece d’avere paura, sorride. Sorride perché
scopre il gioco delle illusioni che ogni evento della
vita racchiude. Ora sa che la realtà può
essere molto diversa da quel che, da illusi, si crede. |
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Quanto
amore sapremo invece dare in futuro a chi, amandoci,
vorrà starci vicino. Ed anche a chi, pur non
conoscendoci, vorrà attingere al nostro cuore
un po’ di conforto… La nostra non è una via facile,
Francesca. Ma è forse facile imparare ad amare
sul serio, senza egoismo e senza possesso, per percorrere
infine uniti il Grande Sentiero dell’Amore? Il Sentiero
del Sole Nascente o, se si preferisce, il Nobile Ottuplice
Sentiero? |
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Francesca
corre davanti a Mateo quando lui la raggiunge, le afferra
una mano, la ferma e prendendola per le spalle la fa
voltare verso di sé. Poi, guardandola a fondo,
le chiede:
«Dimmi, amore, hai infine trovato la nona porta?
Quella che ti fa oltrepassare per sempre la barriera
di vetro?»
Invece di rispondergli, lei va verso il suo cestino
ed estrae il sacchetto di pelle rossa che contiene la
sfera di quarzo. Con la sfera tra le mani va dove le
onde s’infrangono sulla sabbia, si china e l’immerge
nell’acqua salata.
Poi, sostenendola nella mano sinistra, si guarda attorno,
raccoglie un lungo bastone portato a riva dal mare e
dice a Mateo:
«Guarda amore, prima che il sole ceda il passo
alla luna, quel che disegno sulla sabbia.»
Con la mano sicura di una pittrice, Francesca, camminando
sulla sabbia umida precedentemente spianata coi piedi,
disegna col bastone un gran quadrato che contiene un
cerchio altrettanto grande.
Entrambe le figure sono ben sigillate. All’interno del
cerchio disegna un altro quadrato appena più
piccolo che, invece, ha quattro porte orientate secondo
i punti cardinali. Le quattro porte sono uguali a quelle
d’altri undici quadrati e tutte conducono ad un piccolo
cerchio centrale. Privo d’accessi, quest’ultimo cerchio
è custodito da divinità femminili.
Terminato il disegno, Francesca, tenendo sempre la sfera
nella mano sinistra, dopo aver scavalcato il primo quadrato
ed il gran cerchio iniziale, dice a Mateo:
«Queste due prime figure rappresentano il mondo
fenomenico al quale tutti noi apparteniamo: come sai,
tesoro, sono protette da guardiani che fanno girare
la ruota del tempo per dare forma alle illusioni terrene.
Per arrivare fin dove sono io, bisogna aprire la porta
della realtà relativa. Raggiungimi, Mateo, sai
come arrivare fin qui.» |
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«Tesoro,
hai scoperto anche tu che la nona porta è soltanto
l’amore nella sua forma più elevata. E che ciascuno
di noi la custodisce da sempre nel più profondo
del suo cuore. Basta soltanto crederci per ritrovarla,
ogni volta, ma soltanto nella nostra essenza più
vera.
Vedi che non bisogna avere paura di niente perché…
c’è soltanto l’Amore?»
«Certo: finalmente so che non esiste l’addio…» |
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Mentre
sono accarezzati dall’ultimo raggio di sole, Francesca,
guardando verso il cielo, dice:
«Possa ogni essere incarnato e disincarnato che
abita quest’universo perfetto vagare nei sei regni dell’evoluzione.
E possano riconoscersi tutti ed abbracciarsi l’un l’atro
come in un’unica Mente. Questa è la mia preghiera
per te, Mateo, per Mauro, per Luca. Per gli altri figli
nostri ed i compagni delle nostre vite, per chi ancora
amiamo e per il mondo intero.»
Mateo, guardando verso il cielo rosso fuoco, dice:
«Che Küntu Zangpo, la personificazione del
Bene Assoluto, guidi te, il mio amato fratello, tuo
sposo di questa vita, Luca e tutti i nostri figli e
compagni, fino a compiere il destino che ci è
stato assegnato.» |
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«Seguimi in queste
parole, Francesca. Ripetile con me davanti all’oceano
appena prima che le stelle brillino nella notte. All’alba
o al tramonto, di notte o durante il giorno, possano
i Tre Gioielli concederci le loro benedizioni. Possano
aiutarci ad ottenere tutte le realizzazioni e cospargere
il sentiero delle nostre vite con molti segni di buon
auspicio.» (Preghiera di Buon Auspicio
di Lama Ganchen) |
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© 2006 Roberta Stucchi All rights reserved. |
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