Spiego a chi ne è interessato quel significa
essere radiestesiti.
Apro il discorso con alcune parole dell’amico Raúl
de la Rosa, tratte dal suo libro Radiestesia: “La
radiestesia es un diálogo interior vinculado
a nuestra propia evolución, madurando al unísono”.
Un radiestesista è una persona normale, dotata
di buona energia, di notevole sensibilità e
di un buon sesto senso. È inoltre una persona
libera da paure e pregiudizi. Potrebbe essere dunque
definito come un appassionato esploratore delle forze
della natura, del proprio mondo interiore e delle
energie che, facendo parte del nostro pianeta, coesistono
in ogni momento con noi.
Con uno strumento qualunque in mano, purché
instabile ma ben bilanciato, - sia un pendolo, le
bacchette o le forcelle – in presenza di certi cambi
vibrazionali (definibili anche cambi di lunghezza
dell’onda elettromagnetica, o alterazioni magnetiche)
un radiestesista riesce a trasmettere dei fremiti
inconsci allo strumento. Questi fremiti, o micro-scosse
neuromuscolari, sono indotti dal sistema neurovegetativo
del radioestesista e generano, nello strumento instabile,
alcune oscillazioni paragonabili ad una specie di
dialogo primitivo tra il mondo sensoriale inconscio
e la parte cosciente e razionale del ricercatore.
Dunque, in radiestesia, i fremiti, od oscillazioni
dello strumento, sostituiscono la parola. Quindi il
radiestesista, reagendo istintivamente in presenza
di determinati cambi vibrazionali, non è altro
che un canalizzatore d’energie.
Immaginiamo di prendere una leggera scossa mentre
sosteniamo un peso legato ad un filo: per le reazioni
istintive alla scossa il peso oscillerà nella
nostra mano. La radiestesia è lo stesso processo:
il punto focale è il fremito che, come una
leggerissima scossa abitualmente inavvertita dalla
coscienza, innesta un codice di messaggi inconsci
che il pensiero cosciente imparerà presto a
razionalizzare e a tradurli in linguaggio.
Questo modo primitivo di comunicare con se stessi
porta il radiestesista ad un dialogo trasparente con
il suo mondo sensoriale. Più la sensibilità
del radiestesista è sviluppata e più
il suo pensiero è chiaro, concentrato, libero
da emozioni o da particolari scopi egoistici, più
il messaggio arriverà alla sua coscienza in
modo chiaro e decifrabile.
Tutto dipende quindi dal potenziale energetico del
radiestesista, dalla sua visione delle cose, dall’intento
e dalla capacità di fare un vuoto nella mente
razionale per qualche attimo. Allora, se è
libero da pregiudizi, potrà ascoltare i messaggi
del suo corpo.
Vorrei spiegare come certe informazioni sensoriali
giungono a noi.
Un campo di una particolare energia vitale, definibile
elettromagnetica, circonda qualunque essere vivente.
Questo campo d’energia è suscettibile di continue
modificazioni causate dai vari pensieri, dalla sensibilità
individuale, dal livello evolutivo, dalla salute e
da vari altri fattori del ricercatore. È dunque
comprensibile che la radiestesia, amplificando la
sensibilità individuale, impronti anche il
campo energetico del radiestesista che, con la pratica,
diventerà sempre più reattivo ed evoluto.
Cerco di spiegarmi con altre parole: attorno al nostro
corpo esiste un’invisibile “bolla” d’energia sensibile,
variabile di soggetto in soggetto. Questa bolla, paradossalmente
paragonabile al guscio di un uovo, avvolge il corpo
d’ogni essere animato, ed é formata da vari
strati energetici che, più si allontanano dal
corpo fisico, più diventano sottili. Composta
da atomi fisici molto compressi, la “bolla energetica”,
impregnata d’una precisa energia vitale; è
definita dal grande fisico Niels Bhor Biocampo.
In ogni attimo della nostra vita il Biocampo rielabora
e traduce in linguaggio razionale le sensazioni, le
emozioni e le intuizioni quotidiane dell’essere umano,
portandole a diventare quel che abitualmente chiamiamo
realtà. Analizzando il Biocampo da un altro
punto di vista, potrebbe essere definito come un mediatore
tra il concetto del Sé e la realtà che
ci circonda.
Oltre ad essere un processo importante per l’energia
vitale, il Biocampo è una precisa protezione,
creata dalla natura, che impedisce agli esseri viventi
alcune comunicazioni tra i suoi piani fisici ed altri
piani dell’esistenza con i quali non si è preparati,
o predisposti, ad entrare in contatto. Quindi può
essere considerato uno scudo protettivo sensibile,
mutevole e vulnerabile, affine ai processi elettromagnetici.
Variabile di soggetto in soggetto, il Biocampo media
e trasforma in linguaggio razionale ogni informazione
proveniente da altri piani.
Potrebbe allora essere classificato come una specie
di liquido amniotico composto d’atomi eterici, dentro
il quale fluttuiamo per esserne protetti da continui
bombardamenti d’informazioni che non possono giungere
direttamente a noi.
Io definisco il Biocampo come uno scudo energetico
ed immagino che sia la culla delle illusioni dell’Ego.
In un’interpretazione della lettura dei fenomeni che
ci circondano, F. Capra scrive:
“ Ciò che noi vediamo o sentiamo non è
mai direttamente il fenomeno che abbiamo indagato,
ma sempre soltanto qualcuna delle sue conseguenze.
Il mondo atomico e subatomico sta al di là
delle nostre percezioni sensoriali” .
Il Biocampo, è dunque quella parte di noi che
reagisce istintivamente a varie informazioni, inviando,
attraverso le vie vegetative, dei messaggi non avvertiti
dal corpo fisico. Tali messaggi, molto sottili ma
altrettanto precisi, sono stati negletti dal razionalismo
del pensiero contemporaneo che, oggi, tende a dimenticare
il suo istinto primario, dunque la possibilità
di comunicare coi Piani Superiori, o Divini.
La radiestesia, oltre ad essere un modo primitivo
di comunicare col nostro mondo sensoriale, é
anche un mezzo che indaga alcuni tra i tantissimi
processi del Biocampo. Avendo però dei meccanismi
d’azione complessi e storicamente suscettibili d’interpretazioni
conflittuali, la radiestesia non può essere
trattata esaurientemente in questo scritto. Dopo queste
poche note, desidero ancora aggiungere che tutti noi
potremmo essere validi radiestesisti. Ma la razionalità
del pensiero occidentale si è talmente radicata
nella nostra attuale cultura, che abbiamo perso la
capacità di comunicare con le energie della
natura. Energie nelle quali siamo costantemente immersi
ed alle quali reagiamo in ogni attimo senza saperlo.
Il corretto approccio per evolversi in radiestesia
è il seguente:
“Sono sciolto, rilassato, naturale, qui e ora... non
esisto, sono solo un’antenna che riceve e trasmette.
Mentre pratico, annullo il mio ego ed il mio intento
è privo di aspettative. Cerco di ascoltare
soltanto i messaggi che sfiorano la mia bolla energetica”.
Col tempo, se sappiamo credere nella forza del nostro
desiderio supportato da una chiara motivazione, si
compie un miracolo perché scopriamo un’altra
dimensione, vasta, grande, con meno confini. E da
qui ci si ritrova oltre il pensabile, senza paura
e senza compiere nessuno sforzo, restando lucidi e
ben centrati nella nostra realtà, scopriamo
che lo spettacolo che la vita ci offre è grande,
per davvero.
Praticando con fiducia constante, paziente e distaccata,
ecco che ad un tratto impariamo anche a lavorare sui
piani a distanza: con una precisione sconcertante,
sappiamo entrare nelle energie di qualunque immagine,
fotografica o disegno che sia, di persone e di luoghi
che possono essere dall’altra parte del mondo. Si,
in un solo istante e senza nemmeno sapere come succeda,
sappiamo leggere le energie di un luogo, d’una persona,
d’un oggetto qualunque. Con la stessa dinamica del
lavoro sul posto, anche se ciò che si studia
è ben lontano da noi. La nostra parte cosciente
resta lì, dove siamo, lucida e serena, ma riusciamo
ad essere contemporaneamente anche nella realtà
dell’immagine in analisi, sentendo tutto ciò
che accade dentro l’immagine. E questo miracolo succede
puntualmente, inoltre senza molti margini d’errore.
Le menti razionali restano scettiche a questi discorsi,
ed inizialmente lo siamo anche noi, ma le ricerche
che poi facciamo sul posto, o sulle persone o cose
analizzate a distanza, dimostrano la realtà
della percezione avuta da lontano.
È uno strano processo, non molto chiaro nemmeno
a noi radiestesisti, ma suppongo che sia simile ad
una specie di rapidissimo spostamento di alcune nostre
particelle eteriche che riescono ad entrare all’istante
in luoghi lontani e nelle energie delle immagini.
Sembra un discorso complicato, ma deve pur essere
vero.
Un giorno, sorpresa di me stessa e delle mie capacità
radiestesiche, rimuginando su questi strani processi
scrissi le seguenti note:
“Più pratico la radiestesia, più mi
sembra di vivere una realtà nella quale lo
spazio-tempo, dipendendo dalla forza gravitazionale,
deve essere per davvero un tutt’uno inseparabile e
sempre relativo ai dati dell’osservatore: ciò
che succede a noi radiestesisti, quando lavoriamo
sui piani a distanza, può essere paragonabile
ad un istantaneo spostamento subatomico delle energie
delle due parti - le nostre e quelle delle immagini
- abitualmente separate dalla barriera spazio-temporale.
Ma cos’è dunque, realmente, lo spazio-tempo?
Forse soltanto un’altra teoria?
E a proposito della forza gravitazionale: perché
mai, in certi luoghi del nostro pianeta, si ha la
sensazione di un aumento della forza di gravità,
con una curvatura del tempo aumentata?
Non sarà forse vero, allora, che in quegli
strani posti del pianeta il tempo, forse compresso
o accelerato da qualcosa che mi è tuttora sconosciuto,
scorra più rapidamente?... Parlo di sensazioni
infinitesimali, ma potrebbe tutto ciò avere
un nesso con la durata della vita?”
Continuando a girare attorno a questi temi per cercare
di capire lo strano processo della radiestesia a distanza,
leggevo e studiavo vari trattati. Fino a quando capii
che il voler trovare a tutti i costi delle risposte
razionali, finiva col non avere più senso:
il fatto succedeva, semplicemente, con precisione.
Al di là d’ogni spiegazione logica. E basta.
E dovetti imparare ad accettare quel “E basta”.
Alcuni anni dopo, ormai raggiunta in radiestesia una
calma emozionale, quasi a confermare le domande che
continuavo a pormi anni addietro, trovai in un libro
le seguenti parole di Mendel Sachs:
“L’effettiva rivoluzione avvenuta con la teoria
di Einstein fu l’abbandono dell’idea secondo la quale
il sistema di coordinate spazio-temporali ha un significato
obiettivo come entità fisica indipendente:
al posto di quest’idea, la teoria della relatività
suggerisce che le coordinate spazio e tempo sono soltanto
elementi d’un linguaggio che viene usato da un osservatore
per descrivere il suo ambiente”.
Continuando a praticare la radiestesia, col tempo
può succedere che si trascendano gli strumenti
radiestesici: si sentono allora le energie scorrere
rapidamente sulla pelle, o all’interno del corpo...
un leggero fremito, una scossa quasi inavvertibile,
oppure un senso di oppressione, uno squilibrio. Alte
volte si può notare una spinta leggera, oppure
uno strano freddo, seguito da orripilazione. Possiamo
anche provare affanno, o un giramento di testa, o
un aumento del battito cardiaco. Questi sintomi organici,
come l’oscillare del pendolo, sono dei messaggi in
codice inviati dal nostro Biocampo al sistema nervoso
autonomo. Sono messaggi che impariamo rapidamente
a decifrare: ogni variante nelle percezioni sensoriali
della realtà, racconta in modo chiaro una storia
precisa. All’inizio, non capendo quel che succede
all’interno di noi, si può averne paura, ma
capito il processo, l’ansia passa e, seppur con mille
scetticismi, ce né si fa una ragione. Proseguendo
nella pratica, evolviamo continuamente, e può
giungere il giorno in cui si vedono i campi energetici
che circondano ogni essere organico, ed anche inorganico
del nostro pianeta. Sono luci splendenti, spesso composte
da gamme di colori brillanti in movimento continuo.
Altre volte si possono avvertire dei messaggi olfattivi,
o alcune improvvise ed immotivate tristezze, poi dei
leggeri presagi, o ancora, dei suoni remoti e, ...un
bel giorno si capirà di essere diventati sensitivi,
anche senza volerlo. Forse eravamo già prima
d’allora sensitivi, ma non era ancora il momento di
scoprirlo.
Oggi posso avvertire nel mio corpo, attraverso sintomi
precisi che dovetti imparare a capire, un terremoto
che sta per scuotere il mondo, anche se avverrà
a mille o a diecimila chilometri di distanza e,...
abitualmente si verifica, ogni volta, a distanza d’una
decina di ore dal sintomo. Altrettanto so percepire
l’attività solare, le perturbazioni atmosferiche,
l’aumento della forza gravitazionale e via via tutta
una serie di fenomeni perturbatori dell’ambiente,
che stanno per succedere... e che puntualmente si
avverano.
Da quando mi occupo di radiestesia, ho capito che
la vita - i corpi solidi che popolano la Terra: come
uomini, animali, piante, mari, rocce, montagne ed
altro - potrebbero non essere altro che un meraviglioso
processo energetico che è ben oltre a ciò
che i nostri limitatissimi sensi sanno vedere e capire.
Giunta a questi punti di riflessione, mi sorge spontanea
la seguente domanda:
Perché la natura, o meglio L’Energia Madre,
tanto perfetta, ha voluto dotarci soltanto di questi
nostri limitatissimi sensi ciechi ed illusi?’
Qual è lo scopo di tale limitazione?
Qual è dunque il nostro destino, o senso della
vita che sia?
Socrate affermava che più sapeva, più
sapeva di non sapere.
Anche la fisica, più scopre, più si
pone domande, e più la risposta ultima non
trova, fino ad ora perlomeno, spiegazioni esaurienti
che vadano oltre la supposizione di una “Energia Cosciente”
che giace, immutata ed immutabile, alla base di tutto
il creato. Spero allora, o forse soltanto m’illudo
che, in un futuro non molto lontano, sapremo riscoprire
in noi quelle verità che i miti antichi, come
anche i Testi Sacri di tutte le filosofie e religioni
del mondo, ci hanno da sempre raccontato per spiegarci
le nostre origini, e la storia del nostro pianeta.
Vorrei dire ad ogni uomo che quando saprà
scoprire in sé stesso il potere energetico
del pensiero puro, cristallino e consapevole, guidato
da un chiaro intento privo di troppe aspettative egoistiche,
potrà cambiare per davvero il suo destino.
La vita, se analizzata con i sensi risvegliati, è
un viaggio in magiche profondità che oggigiorno,
purtroppo, ci sono sfuggite.
Se ciascuno di noi imparasse a risvegliare in se stesso,
anche per un solo momento, la coscienza della forza
unitaria e vitale della natura, che può essere
chiamata amore, impareremmo a rispettare e ad amare
ogni forma di vita, e soprattutto il nostro più
che vivo pianeta.
Testo tratto da “Apparenze Dissolte”, di Roberta
Stucchi
Copyright Roberta Stucchi, Ministerio de La Cultura
de Madrid.