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“Uno sguardo su Roberta Stucchi”
“Espressione artistica collaterale alla scrittura”
Premessa di Maree del Tempo

 

Dopo aver scoperto di essere nata sensitiva, dieci anni fa mi resi conto di essere anche particolarmente sensibile alle onde geopatogene.

Ciò apportò alla mia vita un cambiamento perché, inizialmente soltanto per curare me stessa, dovetti imparare a riconoscere le energie sottili e a tradurle, con fini strettamente terapeutici, in un linguaggio razionale.
Questo nuovo cammino non fu molto difficile per me perché, già allora, praticavo da anni le discipline dello yoga tantrico.


Più precisamente, ero e sono molto legata all’antica Scuola di Mahamudra, che in Sanscrito significa Grande Sigillo, o Gesto. Considerata la base filosofica dei mistici sciamani della Scuola Bön e l’origine dell’importante metodo yoga dei Kargiütpa, Mahamudra è anche la madre di molti rami del Buddhismo tibetano. Praticata circa 2500 anni fa da Tilopa, un grande mago e mistico bengalese, fu da lui tramandata a Naropa, il suo allievo, che la trascrisse. Egli, a sua volta, la consegnò a Marpa che infine divenne il Maestro di Milarepa, il santo cantante e poeta, chiamato anche Guru Rimpoche
. Milarepa, dopo aver praticato la magia nera per rivendicare dei gravi torti inflitti alla sua famiglia dai parenti paterni, pentito dalla crudele ripercussione dei suoi gesti di stregoneria, dopo una lunga e durissima iniziazione di Marpa, visse nel secolo ottavo in ritiro meditativo sulle alture innevate del Tibet. Dunque, all’inizio delle mie ricerche sulla geobiologia, i miei studi sul misticismo tibetano mi avevano già resa ricettiva alle energie sottili e ad una visione più metafisica della nostra realtà.

Anche Ibiza, l’isola dove vivo da ormai ventun anni, con le sua forte natura e la sua cultura strana e cosmopolita, mi diede una mano a mettere in pratica quel che avevo lungamente studiato. Inoltre, col tempo, la Spagna finì col trasformarmi in una persona il cui cuore è metà italiano e metà spagnolo. Oggi, sensibile come sono, mi capitano spesso degli episodi che sconfinano in spazi definibili illogici per le menti strettamente razionali.
L’autunno scorso andai in Andalucía per passare qualche tempo a Tarifa, un posto magico ed incontaminato vicino a Gibilterra che marca il punto più a sud della Spagna. Lo stretto di Gibilterra, dove si trova Tarifa, è caratterizzato da forti correnti di superficie causate dal mare Mediterraneo e dell’oceano Atlantico che, con differenti temperature e densità saline, si scontrano in quel canale di mare delimitato dalle alte rocce africane e spagnole. Inoltre, il fondale marino dello stretto, rialzandosi come un brusco gradino dal fondo dell’oceano, crea altre correnti di profondità che, circolando in senso opposto a quelle di superficie, formano dei gorghi. Sono vortici magnetici chiamati, in termini più scientifici, correnti di marea. Dunque Tarifa, con le sue intense energie, è un luogo forte della Terra che induce a fantasticare su temi lontani.

Passai la mia prima giornata camminando e prendendo sole tra le alte dune della bellissima spiaggia di Tarifa che, simili al vicino deserto del Sahara, guardano l’Africa. Poi, al tramonto, col vento africano che sibilava forte in quel magico posto del pianeta, lasciata la spiaggia, m’inoltrai en el Valle de la Luz. Dopo aver percorso una stupefacente strada tra incontaminate colline cosparse di ulivi e di querce, che ospitano anche allevamenti equini e bovini, arrivai ad un piccolo agglomerato di semplici case imbiancate a calce. Cani, gatti, porcelli e galline camminavano liberi per la strada, tra qualche cavallo ed asino. Sulle cime delle colline più alte, all’orizzonte verso il nord, i mulini a vento di un’importante centrale eolica volteggiavano veloci nel vento autunnale, generando energia elettrica per buona parte della Spagna, ed anche per il Marocco.

A sud si estendeva, maestoso, l’oceano ed oltre il canale di Gibilterra, davanti ai miei occhi… l’Africa.
L’alta rocca di Ceuta, molto simile a quella di Gibilterra, sembrava per davvero, come sosteneva Platone, una delle due colonne d’Ercole che marcano la separazione tra l’oceano e il mare. Lo scenario era così bello da togliere il fiato.
Arrivai infine al Santuario de Nuestra Señora la Luz, la Patrona de Tarifa. Dopo aver attraversato il parco ed essere entrata nella chiesa, mi fermai sotto l’altare ad osservare la statua della Vergine: circondata da tantissimi fiori, indossava un abito di broccato azzurro ed aveva tra le braccia il suo bambino.
In quel momento mi si avvicinò un signore e, senza sapere chi fosse, gli chiesi:
« Perdone, señor: ho l’impressione che qui devono essere successi dei miracoli… Mi sbaglio, per caso?»
«Certo che accaddero miracoli! – mi rispose, dicendomi che, nonostante l’abbigliamento normale, era un Sacerdote – E più d’uno!
Guarda quella grotta: è dal 1200 che la Madonna compare ogni tanto, laggiù.
Proprio in quel punto!» e m’indicò una grotta protetta da un cancello.

Ferma davanti all’entrata, notai che l’aria sembrava rarefatta e m’induceva uno stato trasognato che volli analizzare. Un po’ più tardi, ritornata nel parco, mi sedetti sulla panca di muratura che circonda il Santuario e, mentre una leggerezza sottile invadeva il mio cuore, lasciai fluire i pensieri in piena libertà. Fu allora che, osservando l’oceano che si tingeva con i colori del tramonto, alcuni ricordi di un artista di successo riaffiorarono in me.
Da lontano.
… Rafa…
Pur usando uno pseudonimo per proteggerne l’anonimato, Rafa ha avuto un ruolo importante nella mia vita: anche lui legato al tantra yoga, dotato inoltre di forti poteri sciamanici, anni addietro mi aiutò ad esplorare la mia sensibilità per aprirmi ad una visione più dilatata della vita.
… Fu così che, tra gli ultimi raggi di sole, seduta sulla panca del Santuario, in quel magico posto dove le foglie degli eucalipti stormivano forte nel vento africano, per una serie di rapide associazioni i personaggi di questa storia iniziarono a prendere forma: Francesca, Mauro e Mateo… tre nomi a me cari. Pensai allora che poteva essere bello scrivere questa storia con Rafa ma, col telefono già aperto per comporre il suo numero, mi ricordai delle parole che un giorno mi disse per farmi da specchio in un momento difficile:
« Mi amor, ormai che hai imparato a riconoscere i vari volti dell’illusione, per avere più forza devi continuare da sola: lo sai anche tu!»

Io lo guardai nei suoi occhi pieni di luce, e tacqui.
Rompendo il silenzio, Rafa continuò:
«Credimi, Roberta: ce la devi fare. Tu, da sola. Devi soltanto essere determinata a procedere e, se vacilli, lascia che i pensieri risalgano in te, liberamente. Come le onde nell’oceano. Allora vedrai che tutto succede: altroché! … Quando si desidera per davvero quel che si sogna, tutto succede, sempre. Ma tesoro, saprai anche ricordarti che quando non riusciamo a scoprire il nostro sogno, i problemi insorgono puntuali?»
Chiusi allora il telefono e, col sole quasi tramontato, feci un lungo respiro nel vento, sorrisi a quei ricordi, estrassi dalla borsa la mia agenda ed iniziai a scrivere le seguenti note:
«Questa storia inizia attorno a fine marzo. Dura otto giorni e finisce il giorno di Pasqua. È quel che basta a delle riflessioni, simili ad un dialogo telepatico tra Mateo e Francesca, i protagonisti che vivono lontani da anni, per celebrare forti ricordi comuni. Riaffiorati in loro all’improvviso, nello stesso momento del tempo, quei ricordi sembrano avere un fine.

E segnano l’attimo nel quale gli dei del mare, della terra, del sole, del vento e dell’etere tirano i dadi dell’avvenire, e… forse per gioco, decidono il destino di Mateo e di Francesca, unito a quello di Mauro e di chi è loro vicino.
Quel che accadrà si vedrà nei giorni che seguono, ascoltando il racconto di Mateo, mentre galleggia a Venezia nella barca a vela dove vive, tra le tranquille energie del mare Adriatico. E ascoltando Francesca, che invece vive tra le forti energie dell’oceano Atlantico, vicino a Gibilterra. Tra Bolonia, Tarifa e l’entroterra conosciuto come El Valle de la Luz. In quel magico posto del pianeta dove l’oceano finisce ed inizia il mare. Il mare Mediterraneo che accarezza e contiene Venezia ed Ibiza, l’isola che è stata testimone del loro grande amore.»

 
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