I nostri antenati, che conoscevano bene questi fenomeni,
usavano consapevolmente le radiazioni del pianeta
per edificare i templi, col fine di enfatizzare gli
stati d’animo generali: egiziani, maya, sciamani,
mistici orientali ed anche varie chiese cristiane
abbastanza contemporanee, hanno lasciato una chiara
testimonianza che l’uomo di una volta conosceva le
energie cosmotelluriche e sapeva utilizzarle per enfatizzare
i fini desiderati. Oggi, invece, scienziati, fisici,
dottori ed enti ospedalieri di tutto il mondo - soprattutto
americani, tedeschi e svedesi - stanno investigando
da anni il tema della geobiologia ed hanno già,
al loro attivo, molte prove statistiche che, circa
dal 1950, dimostrano la realtà di queste teorie.
Ma questo tema, scontrandosi con l’attuale società
dei consumi, suscita continue polemiche e dei logici
rifiuti: il sentiero è lungo perché
la geobiologia mette in discussione la salubrità
di molte realtà contemporanee. I geobiologi
sono coscienti di aver intrapreso una strada lunga
e difficile.
Scrive Blanche Mertz, grande studiosa ed ammirevole
fondatrice dell’importante scuola svizzera di geobiologia,
con sede a Chardonne, Lausanne:
“Il y a une loi de résonance étonnante
entre l’homme et le lieu.
C' est l'évidence même - segue più
avanti - qu’il y a sur notre planète des différences
d’intensité et de vibration de vie, qui du
reste influencent manifestement l’énergie du
peuple concerné.”
I templi Maya ed egiziani, come già accennato,
sono una chiara testimonianza della conoscenza che
si aveva, nell’antichità, delle vene telluriche.
Anche Ippocrate, grande medico greco del primo secolo
A.C., e padre della medicina occidentale, conosceva
la stretta relazione tra le caratteristiche psicosomatiche
delle popolazioni e l’ ambiente nel quale vivevano.
Gli antichi romani, inoltre, quando volevano edificare
una casa o un villaggio, rinchiudevano un gregge di
pecore nel luogo dove avrebbero fondato le mura. Dopo
qualche tempo sacrificavano un agnello giovane e sano
e gli analizzavano il fegato: se le sue viscere erano
sempre sane, il luogo era idoneo per costruire la
dimora. Altrimenti si spostavano in un’altra zona
e ripetevano l’esperimento.
In tempi più vicini a noi, dal Duomo di Milano,
edificato in uno dei luoghi più alti in vibrazioni
della nostra città, a S. Pietro di Roma, alla
Cattedrale di Barcellona, a tante altre piccole chiese
minori edificate nei campi, fanno pensare che fino
a non molto tempo fa anche la nostra cultura teneva
in considerazione le radiazioni di un terreno. Con
una precisione a volte sorprendente, i nostri antenati
sapevano scegliere il luogo esatto in cui erigere
il tempio, usando la natura come una forza che aiutava
ad indurre gli effetti desiderati, dettati dai fini
dalle varie culture.
Perché queste conoscenze sono state dimenticate?
E sì che, oggigiorno, le scuole di geobiologia
hanno mezzi d’investigazione basati su un’avanzata
tecnologia elettronica, ma i geobiologi sono ancora
visti come stregoni, anche se non devono più
sacrificare gli agnelli!
Secondo il mio punto di vista, le popolazioni nostro
complesso periodo, procedendo sempre più veloci
verso il progresso tecnologico e scientifico, trarrebbero
vantaggio dalla riscoperta delle forze della natura
che erano ben conosciute dalle civiltà antiche.
Un ponte tra il passato e il futuro farebbe di noi
delle persone migliori poiché gli uomini d’oggi
sono la conseguenza di quelli di ieri. Perché
dimenticare il nostro passato?
La vera comprensione di quel che ci circonda si troverà
nella fusione tra il sapere antico ed il nostro ineluttabile
e meraviglioso progresso, in una congiunzione armoniosa
di due realtà che, pur sembrando opposte, possono
invece sposarsi in un connubio di equilibrio e creatività.